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UNIVERSITA' degli STUDI di PADOVA
RLS di ATENEO
LEGGI e NORME
SITI della SICUREZZA e della SALUTE



Sicurezza  nei luoghi di lavoro
Persone con disabilità

Il D.Lgs n. 626 del 1994 (abrogato dal D.Lgs 81/08 che però su questo argomento non ha mutato l’impostazione) prevede che il datore di lavoro valuti la sicurezza delle persone disabili presenti nel luogo di lavoro. Proprio applicando il D.Lgs 81/08, nella valutazione, si deve tenere conto dell’ambiente in cui si opera e si deve cercare di capire le caratteristiche che lo rendono pericoloso rispetto alle diminuite capacità motorie o sensoriali. Svolta tale valutazione, si devono scegliere le misure che compensano le carenze di sicurezza, tra le quali anche quelle organizzative in materia di gestione dell’emergenza e del soccorso.

Norme sull'accessibilità

Il quadro normativo che obbliga alla realizzazione delle misure note come “ab
battimento delle barriere architettoniche” può essere diviso in due sezioni relative, rispettivamente, agli edifici pubblici ed a quelli privati. Le misure tecniche da rispettare sono in entrambi i casi quelle del decreto ministeriale n. 236 del 1989.
Il riferimento per gli edifici pubblici è costituito dal DPR 24 luglio 1996, n. 503
»Regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici». Questo regolamento sostituisce il precedente DPR 1978/384 e stabilisce le misure alle quali sono soggetti gli edifici e gli spazi pubblici.
Per gli edifici privati, le disposizioni sono stabilite dalla Legge 9 gennaio 1989,
n.  13  “Disposizioni  per  favorire  il  superamento  e  l’eliminazione  delle  barriere archittettoniche  negli  edifici  privati”  e  dal   Decreto  del  Ministero  dei lavori pubblici del 14 giugno 1989, n. 236 “Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata ed agevolata ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche”. Questo decreto, in particolare, stabilisce, in attuazione della legge 13/89, le misure da attuare per abbattere le barriere architettoniche negli edifici privati. Il DPR 503/96 ne ha di fatto esteso le misure anche agli edifici pubblici.


Quali norme si applicano per la sicurezza dei luoghi di lavoro?

Il recente riordino delle norme sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, Decreto legi
slativo 9 aprile 2008, n. 81  in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, contiene le norme di riferimento essenziali sulla materia. In particolare, l’art 63 - Requisiti di salute e di sicurezza – prevede al comma 2: “I luoghi di lavoro devono essere strutturati tenendo conto, se del caso, dei lavoratori disabili.” e, al comma 3: “L’obbligo di cui al comma vige in particolare per le porte, le vie di circolazione, le scale, le docce, i gabinetti ed i posti di lavoro utilizzati ed occupati direttamente da lavoratori disabili.
I commi 4 e 5 forniscono prescrizioni di interesse:
- comma 4. La disposizione di cui al comma 2 non si applica ai luoghi di lavoro già utilizzati prima del 1° gennaio 1993; in ogni caso devono essere adottate misure idonee a consentire la mobilità e l’utilizzazione dei servizi sanitari e di igiene personale.
- comma
5. Ove vincoli urbanistici o architettonici ostino agli adempimenti di cui al comma 1 il datore di lavoro, previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e previa autorizzazione dell’organo di vigilanza territorialmente competente, adotta le misure alternative che garantiscono un livello di sicurezza equivalente.
Le norme appena citate trovano degli indirizzi applicativi, fino alla revisione prevista dall’art. 46 del decreto legislativo n. 81 del 2008 nei seguenti atti:
- Decreto interministeriale (Ministero dell’interno – Ministero del lavoro) 10 marzo  1998  «Criteri  generali  di  sicurezza  antincendio  e  per  la  gestione  dell’emergenza nei luoghi di lavoro», decreto che ha stabilito i criteri per svolgere la valutazione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro e per impostare la gestione dell’emergenza.
- Circolare del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale n. 102 del 7 agosto 1995 «D.Lgs. 626/94. Prime direttive per l’applicazione. Circolare di chiarimento sul D.Lgs 626/94 per quanto riguarda il contenuto di questo documento, è importante il fatto che abbia chiarito che, nei luoghi di lavoro, l’adeguamento alle norme sulle barriere architettoniche è obbligatorio ai sensi del D.Lgs 626/94).



Edifici e abbattimento delle barriere architettoniche

Per quanto riguarda il tema dell’accessibilità, sono soggetti alle norme sull’ab
battimento delle barriere architettoniche sia gli edifici privati che quelli pubblici.
Nella tabella 1 si riportano in sintesi le informazioni di base.



Disposizione
Campo di applicazione
Legge  n.  13  del 1989 agli edifici privati di nuova costruzione, residenziali e non, ivi compresi quelli di edilizia residenziale convenzionata
agli edifici di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata ed agevolata, di nuova costruzione
alla ristrutturazione degli edifici privati di cui ai precedenti punti 1) e 2) anche se preesistenti alla entrata in vigore del decreto 236/89
agli spazi esterni di pertinenza degli edifici di cui ai punti precedenti
DPR n. 503
del 1996

gli edifici e spazi pubblici di nuova costruzione, ancorché di carattere temporaneo, o a quelli esistenti qualora sottoposti a ristrutturazione. Si applicano altresì agli edifici e spazi pubblici sottoposti a qualunque altro tipo di intervento edilizio suscettibile di limitare l’accessibilità e la visitabilità, almeno per la parte oggetto dell’intervento stesso. Si applicano inoltre agli edifici e spazi pubblici in tutto o in parte soggetti a cambiamento di destinazione se finalizzata all’uso pubblico, nonché ai servizi spe ciali di pubblica utilità di cui al successivo titolo VI
agli edifici e spazi pubblici esistenti, anche se non soggetti a recupero o riorganizzazione funzionale,  devono  essere  apportati  tutti  quegli  accorgimenti che possono migliorarne la fruibilità sulla base delle norme contenute nel presente regolamento
                                         Tabella 1 – edifici soggetti alle norme sull’abbattimento delle barriere architettoniche
(Fonte: IASA)


Linee guida e Check List

Il ministero dell'Interno ha pubblicato delle linee guida per la valutazione della sicurezza antincendio nei luoghi ove siano presenti persone disabili.
Con  la  Circolare n. 4  del 1 marzo 2002 il Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Ministero dell'Interno, in collaborazione con la Consulta Nazionale delle Persone Disabili e delle loro Famiglie, ha elaborato delle  linee guida  per la valutazione del rischio d'incendio nei luoghi con presenza di persone con  ridotte o impedite capacità motorie, sensoriali o mentali.

Nell'agosto del 2006,
a distanza di circa quattro anni dal precedente documento  il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, ha emanato la lettera circolare n. 880 sulla sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro in presenza di persone disabili. In allegato alla circolare è stato inserito il documento per la verifica ed il controllo necessario alla sicurezza delle persone (Check List) , in particolare dei disabili, nei luoghi di lavoro. Tale documento affianca le linee guida per la valutazione della sicurezza antincendio nei luoghi di lavoro ove siano presenti persone disabili, allegato alla circolare n. 4 del 1/3/2002.

Questa check list considera la sequenza di azioni che dovrebbe compiere un individuo coinvolto in una situazione di emergenza, dal momento in cui viene percepito l'allarme fino al raggiungimento del luogo sicuro.
Le domande e le possibili soluzioni riguardano le seguenti voci: 

  • percezione dell'allarme;
  • orientamento durante l'esodo;
  • mobilità negli spazi interni;
  • porte dei locali di lavoro;
  • porte installate lungo le vie di uscita ed in corrispondenza delle uscite di sicurezza;
  • percorsi orizzontali interni;
  • percorsi verticali interni;
  • spazio calmo;
  • mobilità degli spazi esterni.

Il soccorso alle persone disabili

Il Ministero dell'Interno, Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, ha prodotto nel febbraio del 2004 un documento dal titolo "Il soccorso alle persone disabili: indicazioni per la gestione dell'emergenza".
L'opuscolo fornisce indicazioni per il soccorso a persone con disabilità in situazioni di emergenza al fine di supportare l'azione dei soccoritori, suggerendo i modi più corretti per intervenire, sulla base della conoscenza delle diverse disabilità motorie, sensoriali, cognitive.


Documentazione


  Il soccorso alle persone disabili: indicazioni per la gestione dell'emergenza. Ministero dell'Interno, Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile.

Le tecniche di soccorso ed evacuazione alle persone disabili (Ministero dell'Interno, Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile.

Garantire la salute e la sicurezza per i lavoratori disabili (Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro).



Link di interesse

SuperAbile - INAIL

Fondazione ASPHI Onlus

ATPO - Associazione Toscana Paraplegici Onlus

Fish Calabria Onlus

FMFPC - Febbre mediterranea familiare

Agor - Portale bambini handicap

Disabilità in cifre - Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ISTAT

HandyLex - Persone con disabilità e diritti

Superando.it

NoLimit.it

Disabili.com



Disabilità, Emergenza
Universal Design



Che cos'è l'Universal Design?

Il  termine  “Universal  Design”  venne  coniato  nel  1985  dall’architetto  Ronald L. Mace,  colpito  da poliomielite  nel  1950,  all’età  di  9  anni.  Mace  definì  l’Universal  Design  come  “la  progettazione  di prodotti  e  ambienti  utilizzabili  da  tutti,  nella  maggior  estensione  possibile,  senza  necessità  di adattamenti o ausili speciali”. Mace scrisse anche che l’Universal Design: “Non è una nuova scienza, uno stile, e non è unico. Esso richiede solo una conoscenza dei bisogni e del mercato e un approccio di buon senso perché tutti noi progettiamo e produciamo beni utilizzabili dal maggior numero possibile di persone”.
In effetti l’Universal Design definisce l’utente in modo esteso e  non si concentra solo sulle persone con disabilità. Suggerisce di rendere tutti gli elementi e gli spazi accessibili e utilizzabili dalle persone nella maggiore misura possibile. Non implica che tutto sia completamente utilizzabile da parte di tutti: il  termine  si  riferisce  più  all’atteggiamento  metodologico  che  a  un  rigido  assunto  dogmatico;  si propone  di  offrire  soluzioni  che  possono  adattarsi  a  persone  con  disabilità  così  come  al  resto  della popolazione, a costi contenuti rispetto alle tecnologie per l’assistenza o ai servizi di tipo specializzato.
Questo approccio metodologico trova nel 1997 una sua strutturazione con la definizione di 7 principi di progettazione sviluppati dal Centro per l’Universal design operante presso la North Carolina State University,   formato   da   architetti,   designer,   assistenti   tecnici   e   ricercatori   nell'ambito   della University,   formato   da   architetti,   designer,   assistenti   tecnici   e   ricercatori   nell'ambito   della progettazione ambientale: Bettye Rose Connell, Mike Jones, Ron  Mace, Jim  Mueller, Abir Mullick, Elaine  Ostroff,  Jon  Sanford,  Ed  Steinfeld,  Molly  Story,  and  Gregg  Vanderheiden.  Al  progetto, finanziato  dal  U.S.  Department  of  Education’s  National  Institute  on  Disability  and  Rehabilitation Research, collaborarono anche altri ricercatori di molte diverse discipline.


I SETTE PRINCIPI DELL’UNIVERSAL DESIGN

“Copyright © 1997 NC State University, The Center for Universal Design”. Riproduciamo qui il testo completo  e  originale  (Versione  2.0 4/1/97)  dei  sette  ‘principi’  messi  a  punto  dal  gruppo  di  lavoro, come  previsto  dalle  istruzioni  emesse  dal  Center  for  Universal Design  della  North  Carolina  State University, Raleigh.
Definizione  di  Universal  Design:  Progettazione  di  prodotti  e  ambienti  utilizzabili  da  tutti,  nella maggior  estensione  possibile,  senza  necessità  di  adattamenti  o  ausili  speciali.  Autori  (in  ordine alfabetico): Bettye Rose Connell, Mike Jones, Ron Mace, Jim Mueller, Abir Mullick, Elaine Ostroff, Jon Sanford, Ed Steinfeld, Molly Story, & Gregg Vanderheiden.

I principi vengono presentati nella forma seguente:
Nome del principio.
Definizione Guidelines (lista di elementi chiave che dovrebbero essere presenti nel progetto).


Principio 1: UGUALE UTILIZZABILITÀ (Equitable Use)
Il progetto è utile e commerciabile per persone con abilità diverse.

1. Consente  la  stessa  utilizzazione  a  tutti  gli  utenti:  identica  quando  possibile,  altrimenti equivalente.
2. Evita l’esclusione o la penalizzazione di qualsiasi utilizzatore.
3. Le  condizioni  di  privacy,  sicurezza  e  incolumità  dovrebbero  essere  equivalenti  per  tutti  gli utilizzatori.
4. Rende il progetto attraente per tutti gli utilizzatori.

Principio 2: FLESSIBILITÀ D'USO (Flexibility in Use)
Il progetto consente una vasta gamma di preferenze e abilità individuali.

1. Consente la scelta del metodo d’uso.
2. Permette l’accesso e l’uso con mano sinistra e mano destra.
3. Facilita l’accuratezza e la precisione dell’utilizzatore.
4. Fornisce adattabilità alle caratteristiche dell’utilizzatore.

Principio 3: SEMPLICE ED INTUITIVO (simple and intuitive)
L'uso del progetto è facile da capire, a prescindere dall'esperienza, dalle conoscenze, dalle capacità di linguaggio o dal livello corrente di concentrazione dell'utilizzatore.

1. Elimina le complessità non necessarie.
2. Corrisponde alle aspettative e all'intuizione dell’utilizzatore.
3. Fornisce una grande varietà di alternative di lettura e comprensione.
4. Struttura le informazioni coerentemente con la loro importanza.
5. Fornisce suggerimenti e segnalazioni durante e dopo le azioni dell’utilizzatore.

Principio 4: INFORMAZIONE PERCETTIBILE (Perceptible Information)
Il progetto comunica effettivamente le informazioni necessarie  all’utilizzatore,  indipendentemente dalle condizioni ambientali o dalle abilità sensoriali dell'utilizzatore.

1. Usa metodi diversi (visivi, verbali, tattili) per una presentazione ridondante delle informazione essenziali.
2. Fornisce una adeguata differenziazione tra le informazioni essenziali e quelle di contorno.
3. Massimizza la leggibilità delle informazioni essenziali.
4. Differenzia  gli  elementi  in  modo  che  possano  essere  descritti  (facilitando  l’emissione  di istruzioni e direttive).
5. Fornisce compatibilità con una varietà di tecniche e dispositivi usati da persone con limitazioni
sensoriali.

Principio 5: TOLLERANZA AGLI ERRORI (Tolerance for Error)
Il progetto minimizza i rischi e le conseguenze avverse di azioni accidentali o non intenzionali.

1. Sistema  gli elementi per minimizzare i rischi e  gli errori: gli elementi più utilizzati sono più
accessibili, gli elementi più rischiosi sono eliminati, isolati o protetti.
2. Fornisce avvertimenti su rischi ed errori.
3. Fornisce elementi di protezione.
4. Scoraggia azioni non intenzionali o che richiedono vigilanza.

Principio 6: BASSO SFORZO FISICO (Low Physical Effort)
Il progetto può essere usato efficientemente e in modo confortevole e con un minimo di fatica.

1. Permette di mantenere una posizione neutra del corpo.
2. Richiede un ragionevole sforzo di attivazione.
3. Minimizza le azioni ripetitive.
4. Minimizza lo sforzo fisico sostenuto.

Principio 7: DIMENSIONI E SPAZI PER L'APPROCCIO E L'USO (Size and Space for Approach and Use)
Devono  essere  previsti  dimensioni  e  spazi  appropriati  per  l’avvicinamento,  il  raggiungimento,  la manipolazione  e  l'utilizzazione  a  prescindere  dalle  dimensioni  del  corpo,  dalla  postura  e  dalla mobilità dell’utilizzatore.
 
1. Fornisce una chiara vista degli elementi importanti per qualsiasi utente seduto o in posizione eretta.
2. Rende il raggiungimento  di tutte le componenti confortevole per qualsiasi utente seduto o in
posizione eretta.
3. Consente variazioni nelle dimensioni delle mani e dell’impugnatura.
4. Fornisce uno spazio adeguato per l’uso di dispositivi assistivi o di assistenza personale.

A CHI E’ UTILE L’UNIVERSAL DESIGN

All’inizio  del  XX°  secolo  le  persone  con  disabilità  e  gli  anziani  costituivano  una  minoranza  della popolazione  complessiva.  La  speranza  di  vita  media  era  intorno  ai  47  anni,  la  speranza  di sopravvivenza ad alcuni tipi di lesioni traumatiche era molto bassa, e una larga percentuale di persone affette   da   malattie   croniche   viveva   in   modo   permanente   in   istituzioni   di   tipo   ospedaliero.
Fortunatamente l’età media si è attualmente molto innalzata grazie alle migliorate condizioni di vita e alle nuove scoperte nel campo della medicina. La percentuale della popolazione di età superiore ai 60 anni è  in crescita,  e  nel 2050  in Europa si avvicinerà  al 35%  del totale. Questo  comporta anche un incremento  delle  persone  con  disabilità,  sia  perché  sopravvissute  da traumi  che  in  passato  avrebbero provocato il loro decesso, sia perché la diffusione degli antibiotici e di altri nuovi ritrovati consentono il superamento di molte affezioni un tempo fatali. Appare dunque sempre più importante tenere conto della  molteplicità  delle  situazioni  personali  che  possono   discostarsi  dal  modello  teorico  del “normodotato”; questo sia per motivazioni etiche che economiche, tenendo conto che il mercato dei prodotti  di  largo  consumo  è  sempre  più  ‘orientato  al cliente’,  e  l’acquirente  si  trova a  scegliere  fra numerose  alternative  di  prodotto  sostanzialmente  equivalenti  dal  punto  di  vista  della  efficienza tecnica.  Nel  corso  del  processo  di  progettazione  è  dunque  necessario  dedicare  una  particolare attenzione  non  solo  ai  tradizionali  criteri  di  efficienza  tecnica  e  alle  normative  (per  esempio  quelle sulla  sicurezza),  ma anche  alla  “facilità  d’uso” da  parte  del  maggior  numero  possibile di  potenziali acquirenti.  E’  questo  l’oggetto  dell’Universal  Design.  Una  definizione  di  “Universal  Design”  lo interpreta come “un approccio alla progettazione di tutti i prodotti e ambienti utilizzabili da parte di chiunque,  nella  maggiore  estensione  del  termine,  indipendentemente  dall’età,  dalle  abilità  o  dalla situazione. È utile a persone giovani e anziane, con abilità eccellenti o ridotte, in condizioni ideali o in circostanze difficili”. Termini alternativi usati con significati sostanzialmente analoghi sono “Design for all”, “Inclusive Design”, “Barrier-free Design”. Essi vengono usati diversamente nei vari Paesi e il significato  che  viene  loro  riconosciuto  rispecchia  in  genere  i  valori  diffusi  nelle  diverse  società nazionali.
Tratto da: "L'Universal Design: progettare per tutti) - Aut. Arch.Fabrizio Mezzalana



Documentazione


  Disabilità, Emergenza - Universal Design

  
  International Best Practices in Universal Design



Link di interesse:

SuperAbile - INAIL
   
DISET - Politecnico di Torino

Design for all - Italia

Universal Design case studies collection

CUDE - Center Universal Design Education

Center for Universal Design

Universal Design.com




La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità


“Tutti i membri della società hanno gli stessi diritti umani – che includono diritti civili, culturali, economici, politici e sociali. (…) Tutte le persone con disabilità hanno il diritto di essere libere da discriminazione nel godere dei loro diritti”.
(Convenzione ONU dei diritti delle persone disabili)


La  Convenzione  delle  Nazioni  Unite  sui  Diritti  delle  Persone  con  Disabilità  del  2006  incarna tutto quello che è stato prodotto dal 1948 fino ad oggi, ossia tutte le iniziative, gli strumenti tecnici e politici, le singole leggi degli Stati e le rivendicazioni del Movimento mondiale delle persone con disabilità. 
La Convenzione del 2006 è anche altro: è un punto fermo per chi vive e per chi lavora a contatto con la disabilità; è un punto di partenza per la ridefinizione ed il monitoraggio delle politiche e degli interventi sulla disabilità nel momento in cui ogni Stato la ratifica; è un punto di non ritorno rispetto all’acquisizione dei diritti umani per tutte le persone con disabilità e le loro famiglie.
Nei suoi principi ispiratori la Convenzione non riconosce “nuovi” diritti alle persone con disabilità, intendendo piuttosto assicurare che queste ultime possano godere, sulla base degli ordinamenti degli Stati di appartenenza, degli stessi diritti riconosciuti agli altri consociati, in applicazione dei principi generali di pari opportunità per tutti.
Scopo della Convenzione, che si compone di un Preambolo e di 50 articoli, è quello di promuovere, proteggere e assicurare il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti e di tutte le libertà da parte delle persone con disabilità.
A tal fine, la condizione di disabilità viene ricondotta alla esistenza di barriere di varia natura che possono essere di ostacolo a quanti, portatori di minorazioni fisiche, mentali o sensoriali a lungo termine, hanno il diritto di partecipare in modo pieno ed effettivo alla società.
Alla Convenzione si affianca un Protocollo opzionale, composto da 18 articoli, anch’esso sottoscritto dall’Italia.


     La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità


La Convenzione è legge nazionale
Legge n. 18 del 3 marzo 2009, «Ratifica ed esecuzione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, con Protocollo opzionale, fatta a New York il 13 dicembre 2006 e istituzione dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità»


  
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